“Basilicata 2016” al Prof. Palumbieri

(Roma, 3 ottobre 2016) - La Giuria della XLV edizione del Premio Letterario Basilicata per le Sezioni di “Narrativa” e di “Letteratura spirituale e Poesia religiosa”, ha assegnato all’unanimità il “Basilicata 2016”, per l’Opera omnia, a don Sabino Palumbieri, docente emerito di Antropologia filosofica presso la Facoltà di Filosofia. Lo ha reso pubblico il Presidente del Premio Basilicata prof. Santino Bonsera, ieri 1 ottobre 2016. La Cerimonia di Premiazione si svolgerà domenica 23 ottobre nell’Auditorium del Conservatorio di Musica “Gesualdo da Venosa” di Potenza. Il prof. Palumbieri è originario di Lavello (Potenza). Per la nostra Università il premio a lui assegnato è motivo di grande soddisfazione e onore. Il prestigioso riconoscimento annovera nel suo Albo d’Oro personalità quali Joseph Ratzinger, David Maria Turoldo, Gianfranco Ravasi, Walter Kasper, Alonso Schökel, Elio Toaff, Mario Luzi, Paolo Ricca, Jean-Robert Armogathe, Enzo Bianchi, Rémi Brague e Cettina Militello. Ecco il testo con le motivazioni fornito dalla Giuria.

 «Sabino Palumbieri, ricco delle virtù che caratterizzano la gente della sua nobile terra, la Lucania, coniuga nella sua ricerca e nella sua opera la multidimensionalità del suo profilo umano ed esistenziale. La sua attività infaticabile di salesiano sacerdote e di filosofo ispirato alla tradizione del pensiero cristiano, in particolare dell’ontofenomenologia di stampo steiniano, lo ha guidato ad un’esplorazione costante da oltre cinquant’anni, del mistero dell’essere umano. L’attenzione che egli da antropologo ha riservato alle profondità abissali della persona, delineandone il profilo di grandezza e di limite paradossale, ha favorito un’ingente produzione saggistica, il cui valore scientifico ha conseguito e consegue tuttora, vaste risonanze in campo nazionale e internazionale.

La premura per l’uomo ha altresì segnato il percorso teologico, pastorale e artistico dell’Autore, attraverso una vasta pubblicazione di opere di ispirazione pastorale e religiosa, e anche di raccolte poetiche, che evidenziano il continuum della riflessione teoretica coniugata con la intensità della dynamis della religiosità pasquale, che avvita come un filo rosso la sua intera esistenza. L’essere umano scavato a partire dai dati dei vissuti, si rivela in tutta la sua drammaticità dialettica, nella sua fame di pienezza e nelle sue cadute di miseria. La meditazione costante sull’evento storico della Resurrezione di Cristo, che si fa, come annuncia il prof. Palumbieri in uno dei suo scritti più emblematici, la ‘leva della storia’, pone dunque al centro del taglio ermeneutico della sua produzione, la speranza e il fondamento di senso per il cammino dello Homo viator.

Lo stile straordinariamente agile, capace di ritmi inusitati nella letteratura religiosa, impastato della tradizione antica, ma anche segnato da una velocità paratattica che predilige il periodo breve, la potenza evocativa di una parola che è sempre cesellata dall’autore con la cura che si deve a chi del logos non fa mai un pour parler, ma una vera e propria diaconia della comunicazione, fanno di Sabino Palumbieri uno dei casi più interessanti di pluriforme linguaggio e di registro variegato del panorama italiano contemporaneo. Un linguaggio che cattura, che non costringe ad un’attenzione difficoltosa, ma che invece se-duce, nel senso appunto del magnetizzare. Uno stile del tutto originale, spesso connotato da neologismi che ben conoscono i cultori degli scritti palumbieriani.

La lirica di ispirazione religiosa appare invece connotata da uno stile più icastico, allusivo, che predilige l’endecasillabo e il settenario e che si irradia di slanci mistici che sanno tessere la meraviglia dinnanzi alla gratuità costante dell'amore divino, con il progetto dell’essere umano. Il mondo tematico di Palumbieri si snoda nel doppio filo della spiritualità pasquale, alimentata dalla speranza fondata di marceliana memoria e dell’esperienza dell’amore agapico di tradizione agostiniana e mounieriana, che continuano – ad onta del mysterium iniquitatis, che pesa tragicamente nelle sfide della storia – a colmare di senso e di rilancio l’orizzonte direzionale dello Homo viator, pellegrino dell’Assoluto e sentinella del futuro, alla luce del  Risorto».

Scroll to top