Storia della facoltà

Riportiamo la relazione di uno dei protagonisti della storia della Facoltà per quasi mezzo secolo, il professor don Giuseppe Gemmellaro

La Facoltà di Filosofia (1937-1981)

1.  L’alba e la genesi della Facoltà di Filosofia (FdF)

   Il Pontificio Ateneo che ebbe inizio di fatto nel 1936-37 e che ebbe il riconoscimento come tale da parte della Santa Sede nel 1940, sin dalle sue origini abbracciò oltre la tradizionale Facoltà di Teologia e di Diritto altresì quella di Filosofia. La sua genesi è da pensare non solo come il ripetersi di uno schema istituzionale romano ancorato a luminosa e vetusta esperienza, ma ancor più radicalmente e sostanzialmente alla prospettiva salesiana di evangelizzazione e di promozione umana, specialmente della gioventù e della povera gente, in termini ricchi e complessi di religione e di umanità, di fede e di ragione, di cristianità e di globale crescita secondo la pienezza della verità integrale e dei valori autentici.

   Don Bosco, promuovendo con le sue Società religiose, una compagine qualificata di consacrati alla evangelizzazione nei modi e nei metodi commisurati alle istanze dell'ora e dei soggetti cui egli si rivolgeva, se esaltava e poneva come sorgente, tensione e fine delle sue opere principalmente la fede religiosa, fu altresì grandemente comprensivo dell'uomo, dell'umanità e della civiltà in vastissimo orizzonte razionale. L'umanesimo salesiano si muove alla luce e nell'orizzonte della totalità delle presenze, dei soggetti, della fede, della ragione, della storia, con particolare ruolo di una cultura omogeneizzante, animatrice e creatrice.

2.  Accenti programmatici e metodologici della FdF

   La Facoltà di Filosofia nasceva nel 1937 a Torno, grande metropoli industriale ma altresì grande spazio di incontri e scontri culturali, di umanesimo devoto e di umanesimo laicista, mentre il positivismo e l’idealismo andavano, mediante il doppio processo di critica interna ed esterna, impaludandosi o in un totale problematicismo più o meno scetticheggiante nichilista e disperato, o in un esistenzialismo dal vario respiro o calligrafico o angoscioso o desioso di speranza e di approdi. Psicologia, sociologia ed antropologia scientifica andavano elaborando nuovi noemi e nuovi modelli. La seconda guerra mondiale segnò nella sconfitta e nel sangue l’insufficienza dei grossi miti moderni e contemporanei: la scienza, la tecnica, l’economia, la politica, la prassi carica di avventura dialettica.

   La Facoltà di Filosofia ebbe come suo programma e suo impegno quello di elaborare, esaltare e promuovere ai vari livelli e in diversi spazi, con metodo seriamente riflessivo e critico, analitico e sistematico, speculativo e pratico, metafisico ed esperienziale una visione radicale dell’uomo, del mondo, della storia che mentre si commisurava alle insorgenti scienze dell’uomo e della natura, si radicava in una visione gnoseologica, ontologica e teologica tale, che mentre respirava i valori trascendenti divini ed umani, assumeva la condizione e la dimensione dell’uomo e della storia nella globalità diveniente ed ineludibile del proprio essere.

   Alle sette cattedre di filosofia teoretica si accompagnavano le quattro cattedre di storia della filosofia con ancora le scienze fenomenologiche e la realtà sociale. Ai cicli di iniziazione seguivano cicli di qualificazione e di specializzazione, mentre i seminari e i molteplici istituti richiamandosi di continuo all’unità complessa ed analogica del sapere, offrivano la possibilità di andare oltre una scienza fenomenica protocollare, oltre un cumulo spesso eterogeneo fino alla contraddizione, di proposte, di storia della cultura. Psicologia, sociologia, economia, diritto, ergologia vennero talmente messe in rilievo da provocare il felice parto della Facoltà di Pedagogia (ora Facoltà di Scienze dell’Educazione), l’Istituto di Scienze Sociali che nel travagliato ruolo poté efficacemente orientare ad una prospettiva umanistica, personalista e comunitaria, pluralista e democratica, progressista e solidarista con una proposta che trascende la conflittualità permanente dialetticamente tragica.

   Le cento tesi di laurea dei primi 25 anni della Facoltà di Filosofia, nella doppia fedeltà all’eterno e al tempo, al perenne e al trascendente, andarono offrendo una diagnosi seriamente critica di quasi tutti i pensatori italiani ed europei, moderni e contemporanei. I docenti seppero insieme a peculiari ricerche storiche di indubbio valore (basti ricordare gli studi del Prof. Stella sui pensatori medioevali) una prospettiva architettonicamente modernamente concepita. L’Enciclopedia sull’Ateismo (in quattro volumi) promossa dalla Facoltà e portata a termine con la collaborazione di circa 100 fra i pensatori più esimi della cultura cattolica costituisce un segno oltre che di adeguatezza di metodo, altresì di proposta e di merito, al fine di un sapere che non solo illumini ma anche umanizzi i cristiani in una pienezza di salvezza e di civiltà.

3.  Frutti fecondi di un albero che cresce

   È così cominciata quella fruttificazione vitale di verità e di vita, di luce e di civiltà, di fede e di ragione che un’architettura della progettazione aperta, una metodologia analitica e sintetica, speculativa e pratica, assuntiva senza riduzione o mistificazione di ogni sapere: la crescita, l’attenzione e la dedizione del corpo docente qualificato e quasi asceticamente consacrato alla mediazione culturale non potevano non dare. Ed è così che dopo circa quarant’anni l’Università Pontificia Salesiana, e in essa la Facoltà di Filosofia si aggiorna, si rinnova, sia nelle sue strutture sia nei suoi metodi di lavoro interdisciplinare ed interfacoltà, sia nel dialogo vivo e concrescente del complesso docente e discente, sia nelle relazioni nazionali e internazionali.

   Un accento che chiameremmo quasi nuovo, ma che non vuol significare rifiuto o attenuazione della sintesi nell’analisi, del tutto per la parte, risulta dalla destinazione più esplicita e concreta, dei nuovi statuti, del secondo ciclo di studi e dei lavori di specializzazione in genere, polarizzandoli in un contesto metafisico, morale, scientifico, storico e pedagogico in modo che l’attesa e la condizione antropologica abbia una risposta non solo di comodo, sebbene criticamente ed apoditticamente radicata, evoluta, placata.

   La Facoltà di Filosofia ha già visto parecchi dei suoi docenti quali animatori dei vertici e della base della Chiesa impegnata. Ha visto i suoi primi figli bene assolvere i suoi fini polivalenti. Ha visto i suoi ex-alunni divenire generalmente in termini di efficacia gruppo dirigente ed animatore. Per questo essa si sente sempre più chiamata alla formazione di élites omogeneizzate che diventino lievito cristiano omogeneizzante animatore e creativo nella comunità cristiana ecclesiale e sugli spalti del civile consorzio.

   La visita del Sommo Pontefice all’UPS mentre viene goduta quale paterna benedizione sulla realtà di ieri, viene insieme esaltata quale paterno monito ad un impegno sempre più adeguato per il domani nella verità, in Cristo Signore (da Archivio Storico – Gemmellaro, cartella 3, fascicolo 2)

A oltre trent’anni dalla bella e autorevole relazione di don Gemmellaro, aggiungiamo:

Note ricavate da altri documenti d’archivio

1.  Radici e ramificazioni della Facoltà di Filosofia

   La Facoltà di Filosofia dell’Università Salesiana di Roma ha radici profonde nel tempo, sia nell’ambito accademico che in quello salesiano. La radice accademica è quella plurisecolare della Gregoriana. Anche la radice salesiana è secolare, infatti è costituita dall’Istituto Filosofico di S. Benigno iniziato nel 1887 (dalla Introduzione agli Statuta del 1940).

   A Torino nel 1937 l’Istituto Filosofico diventa I. S. Superiore ed anche Scuola Superiore Salesiana di Filosofia. Nel frattempo all’Istituto Teologico Internazionale sorto a Foglizzo per volere di don Rua e trasferito a Torino nel 1923 da don Rinaldi, si era affiancato l’Istituto di Diritto canonico nello stesso 1937 (Statuta 1940).

   Nel 1940 i tre Istituti ricevono l’approvazione pontificia e diventano tre Facoltà che costituiscono insieme il Pontificio Ateneo Salesiano o PAS. La Facoltà di Filosofia a sua volta contiene già tre Istituti: 1) Istituto di Psicologia sperimentale e di Biologia  2) Istituto di Fisica-Antropologia-Etnologia  3) Istituto di Pedagogia(dal Collegio del 26-12-1940).

   Dopo appena un anno di vita, dalla Facoltà di Filosofia nasce la Facoltà di Pedagogia. Don Ricaldone nominò come Decano della nuova Facoltà don Carlos Leoncio, ma non aveva ancora ottenuto il consenso pontificio(da quaderno di Cronaca I, ottobre 1941), per il quale dovette aspettare quasi 30 anni.

   Nel frattempo la Sezione filologico-letteraria o quinta sezione della Facoltà di Filosofia (cf. Collegio 3-10-1940) nel 1971 divenne Facoltà di Lettere Classiche e Cristiane(proemio Statuti 1986, p. 3).

   Diventato il PAS o Ateneo, il 24 maggio 1973, Università Pontificia Salesiana o UPS, la Facoltà di Filosofia si trovò presto madre di numerosi figlioli in giro per il mondo: nel 1975 iniziano gli Istituti di Los Teques in Venezuela e di Pinol in Guatemala, nel 1976 di Benediktbeuern in Germania, nel 1980 di Guadalajara in Spagna, nel 1981 di Nashik in India, nel 1982 di Yercaud in India e di Nave in Italia, nel 1983 di Sonada in India e di Città del Messico, nel 1985 di Lo Canas in Cile, nel 1989 di Otélé in Camerun, nel 1991 di Dakar in Senegal, nel 1992 di Yaoundé in Camerun, nel 1993 di Zelina in Slovacchia… 

2.  Traslochi

   Come i cavoli nell’orto, o, se preferiamo un paragone più elevato, come l’Oratorio di don Bosco, anche la Facoltà di Filosofia si è accresciuta ad ogni trasloco.

   Il primo trasferimento, da S. Benigno a Torino, fu voluto da don Ricaldone e preparato nei vari aspetti organizzativi dal neolaureato don Giuseppe Gemmellaro, il quale ne fu anche il Decano dal 1937 al 1943, nuovamente dal 1969 al 1970 e infine dal 1970 al 1982.

   Il secondo trasferimento, dal Rebaudengo di Torino al castello di Montalenghe in Val d’Aosta, fu dovuto ai pericoli della guerra. Dopo il grave bombardamento dell’otto dicembre, fu deciso di sottrarsi alle insistenti incursioni aeree portandosi nella casa estiva dei Superiori Maggiori. Quella divenne la sede dal 22 dicembre 1944 al settembre 1945.

   Superati i disagi della guerra, specialmente il freddo e lo scarso cibo (cf. Collegio del settembre 1943), riprende un’intensa attività accademica e l’apostolato sociale, tra gli operai nelle fabbriche d’estate e nei Comitati Civici, sospendendo le lezioni per due settimane nell’infuocato aprile 1948 (Cronaca II, aprile 1948). Nel settore accademico si elabora il progetto di un Biennio di formazione generale distinto dal biennio di specializzazione. Intanto si laureano don Carlo Cantone (Cronaca II, luglio 1946), don Prospero Stella (Cronaca II, maggio 1947), don Giulio Girardi (Cronaca II, maggio 1950), don Custodio Ferreira da Silva (Cronaca II, novembre 1951), don Mario Moro (Cronaca II, marzo 1952), don Bernardo Van Hagens (Cronaca II, marzo 1953), laureati che diverranno poi, insieme agli infaticabili don Gemmellaro e don Miano, docenti della Facoltà per molti anni.

   Nel settembre 1958 si realizza il desiderato trasferimento a Roma. La nuova sede, dal 1958 al 1965, è all’Istituto Sacro Cuore in via Marsala. Si tratta solo di una tappa davanti alla Stazione Termini, perché si sta pensando alla sede definitiva: allora finalmente, malignavano i chierici del tempo, “il Rettor Magnifico sarà in pieno possesso di tutte le sue Facoltà”. Intanto è iniziato il Concilio Vaticano II e il clima ecclesiale è surriscaldato, tanto che il Decano, don Miano, raccomanda “vista la immaturità dei nostri soggetti (che a torto o a ragione ci attribuiscono l’una o l’altra presa di posizione a proposito delle discussioni conciliari), di evitare perentorie opinioni sui problemi discussi, e se possibile non entrare in temi del genere” (Collegio del 20 settembre 1964).

   Nel settembre 1965 si inizia nella nuova sede in via Coccu Ortu, l’attuale. Sulle linee del dialogo avviato dal Concilio inizia il Centro di Studi sull’Ateismo (Collegio 14-10-1966), che nel 1974 diventa Istituto per lo studio della religione e dell’ateismo (Collegio 20-2-1974), poi modificato in Istituto per lo studio dei Problemi della Religione (Collegio 3-10-1974), Centro per lo studio delle religioni e dell’ateismo (Collegio 13-1-1978) ecc. Intanto si è risolto definitivamente il problema del latino (cf. già Collegio 2-11-1940 … 23-1-1946…) con il permesso ufficiale di usare le “lingue volgari”. Negli anni ’90 il problema della lingua è rinato con l’uso dell’italiano per gli studenti stranieri. Oltre al latino stava diventando desueto anche l’abito ecclesiastico, tanto che si esorta a indossarlo almeno in cattedra (Collegio 14-11-1969). Intanto le buone intenzioni del dialogo (cf. Collegio 14-10-1966 con il dattiloscritto sulla lunga serie di problemi da discutere) e di procedure “autenticamente democratiche” promesse dal nuovo Rettor Magnifico don Gino Corallo, degenerarono in diatribe sui diritti degli studenti a partecipare ai progetti di Riforma, tanto che don Archimede Pianazzi informa la Facoltà che la CISI è restia a mandare chierici perché “non ritiene del tutto formative le influenze che si esercitano” (Collegio 17-11-1967). Le discussioni, invece di attenuarsi, si accrescono, specialmente dopo le dimissioni di don Ferreira dalla Commissione per la revisione degli Statuti (Consiglio 2-12-1968) e successivamente di don Girardi (Collegio 24-2-1969), tanto che per il 1969-70 nell’Archivio si ha una diposizione caotica di appunti a mano e il Calendario universitario è un libretto striminzito di titoli in latino e contenuti generici in italiano senza nominare autorità, cattedre, contenuti degli insegnamenti. Solo nel 1973, quando il PAS è diventato UPS, gli Ispettori italiani tolgono la clausola che vietava ai chierici l’accesso al I ciclo di Filosofia e di teologia (Collegio 26-9-1973).

   Negli anni successivi il clima torna sempre più sereno, anche se non mancano altre “crisi esistenziali” oscillando tra il problema dello scarso numero di allievi e i momenti di sfiducia dei vari Ispettori. Tra gli allievi, dalla “crisi partecipativa” della seconda metà degli anni ’60 si è passati nella seconda metà degli anni ’90 alla “crisi integralista”, ossia dall’estremizzazione del pluralismo alla estremizzazione del monismo integralista. Sembra ben superata anche quest’ultima, grazie anche al confronto positivo con i sempre più numerosi studenti di altre congregazioni religiose e laici bene motivati iscritti a questa Facoltà.

3.  Nuovi sviluppi

   Nella prima decade del nuovo millennio la Facoltà ha accolto con grande attenzione le istanze provenienti dagli sviluppi del cosiddetto “Processo di Bologna” che ha impegnato anche le Università Pontificie nella ristrutturazione dei propri curricula di studio in modo da renderli maggiormente equiparabili, pur senza perdere la loro specifica identità, alle nuove normative universitarie internazionali, soprattutto europee. Per prima, nel panorama degli Atenei romani, la Facoltà di Filosofia ha avviato la proposta di un triennio di studi filosofici perfettamente configurato al percorso della Laurea triennale delle Università italiane.

   Nel frattempo sono cresciute anche le collaborazioni a livello internazionale. Tra l’anno 2003 e l’anno 2009 si sono svolte tre edizioni delle Scuole di Pace, in collaborazione con l’Associazione israeliana ESHED, volte alla promozione di una cultura della pace e del reciproco rispetto tra i popoli. Gruppi di una ventina di docenti e operatori sociali provenienti per metà da Israele e per metà dalla Palestina si sono ritrovati a Roma per un’esperienza di riflessione e di confronto interculturale organizzata dalla Facoltà.

   Si è formalizzata inoltre un’interessante collaborazione con il Movimento buddista giapponese Rissho-Kosei-Kai grazie alla quale uno studente giapponese è stato ospitato presso l’Università per approfondire i propri studi nella Facoltà di Filosofia, ed ogni due anni un docente giapponese tiene alcune lezioni presso la Facoltà.

   La Facoltà di Filosofia ha stretto anche un significativo Agreement con la School of Philosophy della Fudan University di Shanghai (Repubblica Popolare Cinese) grazie alla quale ogni anno uno studente cinese compie i suoi studi filosofici presso la Facoltà e si attua ogni due anni un reciproco scambio di docenti facendo sì che alternativamente un professore di ciascuna delel due istituzioni tenga alcune lezioni presso l’altra Università.

   Per favorire il rapporto con le scuola secondarie superiori, a partire da quelle situate in Roma, la Facoltà ha organizzato varie edizioni del Concorso “Dialoghi di filosofia”, tradizionalmente collegato al tema di un Convegno tematico normalmente organizzato per tutta la Facoltà.

   La fruttuosa alternanza da parte dei suoi due Istituti (Scienze della Regione e Scienze Sociali e Politiche) nel proporre un’iniziativa culturale annuale a tutta la Facoltà ha fatto sì che si sia realizzata una significativa serie di Convegni dedicati a temi importanti di riflessione dal punto di vista filosofico e sociale, che sono confluiti in rispettive pubblicazioni.

   Dal 2006 al 2012 la Facoltà di Filosofia dell’UPS si è impegnata direttamente nella pianificazione e realizzazione dei progetti di ricerca e nelle attività concernenti lo STOQ (Science and Theology and the Ontological Quest) Project, il Progetto sul rapporto tra scienza e fede promosso dal Pontificio Consiglio della Cultura che ha coinvolto sette Università Pontificie Romane. Tra essi le due edizioni del Ciclo triennale di formazione culturale “Fede, Cultura e Scienza” che attualmente sta continuando attraverso le attività del Ciclo “Arte, Cultura e Tecnica”.

   Oltre a vari patrocini concessi dalla Facoltà a diverse interessanti iniziative culturali (Scuole di formazione politica, Convegni Internazionali, progetti di ricerca interdisciplinari) gli accordi di colloborazione siglati nel 2010 (quadriennale) con l’Associazione “Nuova Costruttività” e nel 2011 (triennale) con SRI Group hanno permesso la realizzazione di Convegni e Giornate di studio dedicati particolarmente a tematiche sociali di notevole interesse e risonanza.

   Nell’ambito delle proposte accademiche la Facoltà ha avviato inoltre la Scuola superiore di formazione filosofica, con lezioni offerte il sabato sulle principali discipline filosofiche, e – grazie alla collaborazione con l’ASUS (Accademia di Scienze Umane e Sociali) – due edizioni del Master in mediazione interculturale e interreligiosa.

   L’anno accademico 2012/2013 ha visto l’inizio della nuova offerta accademica della Facoltà, che si caratterizza per un nuovo Diploma universitario in filosofia (biennale), per il Baccalaureato (triennale) in filosofia e per un duplice sbocco nel titolo di secondo ciclo: la Licenza in filosofia con specializzazione in scienze storico-antropologiche e la Licenza in filosofia con specializzazione in scienze umane e sociali. Anche il programma di studio previsto per il Dottorato è stato via via riconfigurato secondo le esigenze espresse dai documenti della Santa sede e dalle normative universitarie internazionali a proposito del III ciclo.

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