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Per un mondo migliore : Convegno sulla sostenibilità

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Giovedì 5 marzo 2015 presso la nostra Università si è svolta la conferenza organizzata dall’Istituto di Scienze Sociali e Politiche della Facoltà di Filosofia sul tema della “sostenibilità”.

Una breve sintesi degli interventi (in ordine di esposizione)  proposta dal nostro studente Marco DE CINDIO 

1° PARTE DEL CONVEGNO

L’onore dell’apertura è spettata al Vice-Rettore don Mauro Mantovani che ha preso le veci del nostro amatissimo e Magnifico Rettore Carlo Nanni, assente al convegno ma a cui porgiamo i nostri più cordiali saluti. Nell’apertura don Mauro ha brillantemente introdotto i temi centrali del dibattito facendo riferimento a due avvenimenti recentissimi: quello della “cultura dello scarto”, di cui ha parlato Papa Francesco nell’Udienza Generale di ieri; e il disegno di legge sugli “ecoreati”, passato ieri in Senato.

A seguire il Dott. Nicola Mele, imprenditore da ben 25 anni e Presidente dell’Associazione “Nuova Costruttività”, ha focalizzato l’attenzione sul bisogno di una “guida”. Da imprenditore, ma ancor prima da cristiano, ha sempre cercato di comprendere come gestire le risorse economiche alla luce della verità cristiana, provando a conciliare i principi cristiani con la realtà pratica. Ha sempre cercato una guida che ha riconosciuto nel salesiano don Tommaso Demaria, fondatore del pensiero dinontorganico (dinamico-ontologico-organico). Nella sua prospettiva c’è bisogno di una riflessione teoretica sulla prassi operativa che colga i dinamismi intrinseci della realtà nella sua dimensione organica. Solo se vediamo l’intera realtà come un organismo unico e agiamo come se fossimo un tutt’uno con questo organismo possiamo affrontare i problemi in modo lungimirante ed efficiente. 

Don Guido Errico, salesiano e Vice-Presidente del “Volontariato Internazionale per lo Sviluppo” (VIS), dopo aver illustrato alcune statistiche dal contenuto drammatico, si è fatto portavoce di una soluzione che attraverso l’educazione e la formazione professionale possa combattere alla radice le cause della povertà estrema. Il problema di uno sviluppo che non lascia indietro nessuno – cioè sostenibile – si può realizzare solo attraverso l’educazione e la formazione delle nuove generazioni. Il primo e più importante intervento è quindi quello di garantire a tutti l’accesso all’istruzione.

La prima parte del convegno è stata presieduta dal Decano della Facoltà di Filosofia don Luis Rosón Galache, che ringraziamo per la cordialità e la disponibilità dimostrata.

L’intervento di don Maurizio Patriciello, parroco nel quartiere Parco Verde di Caivano (provincia di Napoli), è stato senza dubbio il più fresco e coinvolgente, grazie anche alla sue capacità comunicative e alla sua verve verbale. Da paramedico a parroco, dal distacco dall’impegno sociale ad attivista convinto, ha dedicato e dedica la sua vita per difendere e salvaguardare il territorio campano. Se il disegno di legge, dopo anni di attesa, ieri è passato ai voti, è anche merito suo. Nella sua prospettiva il problema della “monnezza di Napoli” è il frutto dell’abbraccio tra la camorra casalese e l’industria, il tutto avvenuto sotto il controllo di una politica troppo permissiva. Il suo attacco alla camorra è netto, ma allo stesso tempo non fa della camorra il principale responsabile: «Se fai alleanze con gli animali significa che anche tu sei un animale. Se poi fai ricadere le colpe sulla camorra per nasconderti, allora sei più animale di loro». La condanna è netta e non lascia adito ad interpretazioni. Il messaggio che ci lascia è quello di essere “sentinelle del nostro popolo”, di mantenere alta l’attenzione e di “combattere con coraggio e umiltà” per la difesa degli altri e del Creato.

Dopo la testimonianza personale di don Maurizio, che ci ha fornito un esempio pratico di intervento ben riuscito, è intervenuta la Prof.ssa Barbara Terenzi, antropologa e attivista del VIS. Spostandosi su un terreno più teoretico ha introdotto il discorso ponendosi la domanda: «Che cos’è la sostenibilità?». Con un excursus storico del concetto di sostenibilità, la professoressa ha dimostrato come il tema non sia prettamente attuale ma affonda le sue radici già nella seconda metà del secolo scorso. [Per chi fosse interessato qui di seguito verranno esposte alcune fonti indicate dalla professoressa:

  • Future shock (1971), un saggio di Alvin Toffler, che prova a dare una visione globale ed integrata di sviluppo.
  • L’Associazione Futuribles (termine francese coniato dal suo fondatore Bertrand de Jouvenel nel 1967), che si occupa di studiare e progettare una serie di “futuri possibili”, sforzandosi di dare una gamma di soluzioni che non sfocino mai in una visione univoca.
  • Il fallimento del Millennium Development Goals (MDGs), che proponeva soluzioni dall’alto al basso.
  • Il conseguente Sustainable Development Goals (SDGs), che propone soluzioni dal basso all’alto, cioè richiamando tutti alla partecipazione attiva.
  • Il saggio Limits of Growth pubblicato nel 1972 dal Club di Roma sulla necessità di cambiare il nostro stile di vita divenuto “insostenibile”.]

Molti sono intervenuti sul tema della sostenibilità, ma sempre in chiave economico-ambientale. La novità della sua proposta è che la sostenibilità è legata anche alla cultura e alle istituzioni. Più precisamente il concetto di sostenibilità va declinato in molti modi, ed è attuabile solo se diventa parte di tutta la comunità; avendo sempre come punto di riferimento i diritti dell’uomo. Se consideriamo la sostenibilità in termini di protezione dell’ambiente o di investimento economico, allora non teniamo conto della complessità del problema e tutti i progetti falliranno. C’è bisogno di una sostenibilità a lungo termine che necessita dell’aiuto dei singoli e dei governi. Chiude il suo intervento citando don Bosco: «Amate ciò che amano i giovani». Quando pensiamo alla sostenibilità dobbiamo pensare ai giovani, alle generazioni future, perché noi siamo solo dei possessori temporanei, non saremo mai i proprietari del Creato.

Ed è proprio il momento dei giovani. Hanno partecipato al convegno gli studenti del 2° anno del ciclo di Licenza della Facoltà di Filosofia: Sergio Baldin JuniorFelix AmaniElena MascaroIlaria Scalzini e la studentessa di Scienze della Comunicazione Rita Dal Canto. Sergio e Felix si sono occupati del problema della desertificazione per quanto riguarda i loro rispettivi paesi: Brasile ed Africa, soffermandosi sul carattere antropogenico di tale fenomeno e sulle prospettive drastiche per il futuro (un esempio è la zona della Caatinga, che tra qualche decennio diventerà desertica). Desertificazione, siccità, migrazione. Bisogna riscoprire la sacralità della Terra, bisogna rispettare le generazioni future. Elena si è soffermata sul testo di James Hansen, Tempeste, le cui due tesi principali sono: l’urgenza di agire; la necessità di informazione sui problemi ecologici. Ci vuole giustizia ed equità per contribuire alla sostenibilità, una sostenibilità definita in questi termini: «soddisfare i bisogni della generazione attuale senza andare a discapito delle generazioni future». Ilaria si è occupata dell’emergenza acqua. Il titolo del suo intervento può sembrare scontato ma a nostro avviso è risultato provocatorio, molti di noi si sono scordati che questo pianeta è: Il Pianeta blu. La scienza ci dice che l’acqua non è infinita e che non si riproduce, la quantità presente è l’unica di cui possiamo disporre, pertanto va usata con responsabilità e giustizia. Ma come usiamo l’acqua? Il testo di riferimento da cui sviluppa il suo intervento è Le guerre dell’acqua, scritto da Vandana Shiva, che mette in rapporto gli interessi economici con la gestione dell’acqua, ma anche e soprattutto il rapporto che c’è tra acqua e democrazia, passando da esempi di privatizzazione dell’acqua a moltissimi altri episodi in cui si “combatte” per averne il controllo. Di carattere meno speculativo l’intervento di Rita, che comunque ha dato il suo contributo intervistando alcuni giovani sul problema ecologico. La tesi che si estrapola dal filmato da lei mostrato è che il problema, così proposto, non fa effetto, non interessa a nessuno, bisogna quindi proporlo in modo diverso. Ovviamente la “sostenibilità” ha bisogno anche del supporto comunicativo per far breccia sulla gente, c’è bisogno di un cambio di mentalità, e in questo i mass media potrebbero aiutare.

Il Dott. Luca Cipriani, anche lui impegnato in queste tematiche da più di 25 anni ed esponente attivo di Nuova Costruttività, completa il discorso iniziato dal Presidente chiarendo lo scopo dell’associazione: “per un nuovo tipo di sviluppo alternativo al capitalismo e al comunismo”.Va subito al punto elencando le “4 scoperte” che ci dirigono verso un nuovo tipo di sviluppo:

  • Partendo dalla tesi che la rivoluzione industriale-tecnologica ha unito tutti gli uomini, si domanda se tale rivoluzione possa essere funzionale al cristianesimo o meno. La risposta è affermativa, in quanto questa “perenne rivoluzione” consente agli uomini di conoscersi e di stare insieme, rispecchia quindi la dinamicità e il carattere di comunione proprie del cristianesimo.
  • Questa rivoluzione è utile o inutile? È utile ed orientata al bene, ma è senza una guida. Le due grandi matrici culturali che hanno “diretto” questa rivoluzione sono: Marxismo (comunismo) e Positivismo (capitalismo). Il fallimento storico del comunismo è evidente a tutti, il capitalismo invece sta fallendo. Nella tesi del dott. Cipriani il capitalismo «ti distrugge con quello che ti offre». È un vicolo cieco, offre un’espansione economica infinta, quando in realtà non lo è. Entrambe poi sono figlie di una sapienza ateo-materialista.
  • Il capitalismo va avanti con regole autonome, non segue la persona, non la rispetta. Serve allora uno strumento per guidare questo mezzo: la “Metafisica Realistico Dinamica”. Una soluzione metafisica che ha le sue radici nel pensiero di don Demaria, pensiero illustrato nei suoi libri:Per una nuova cultura, La società alternativa.
  • Bisogna passare da una cultura cost ad una cultura no-cost. La cultura cost è quella in cui tutto si deve comprare con il denaro. La cultura no-cost invece è fondata su una relazione costruttiva tra persona e istituzioni, con l’intento di ridurre l’utilizzo della moneta e quindi la massa monetaria in circolazione. (Un esempio: per gestire i figli non serve un asilo e quindi il denaro, ma più tempo da parte dei genitori).

 La conclusione è che bisogna lavorare di meno per la ricchezza cost e lavorare di più per la ricchezza no-cost, solo in questo modo lavoreremo di meno ma tutti. Una proposta interessante anche se tendenzialmente utopica.

L’Avv.Massimo Melpignano – che ha concluso la prima parte del convegno – si è occupato del tema dello “spreco alimentare”. Ha iniziato l’intervento parlando della legge sul sovraindebitamento, un fenomeno economico e sociale degli ultimi decenni. È un dato di fatto che gran parte delle famiglie di oggi sono indebitate, viviamo nella cultura dell’indebitamento, quando prima, almeno in Italia, regnava la cultura del risparmio. Cosa è cambiato? Come usiamo i nostri soldi? Nella sua visione la colpa non è solo delle banche, il problema è di una mancanza di consapevolezza. Ma come mai spendiamo senza consapevolezza? La fretta di certo ha le sue responsabilità, non abbiamo tempo per informarci, e spesso il mercato usa strategie che ti fanno acquistare senza che tu ne abbia coscienza. È qui che interviene il Dott. Antonio Cajelli che ci offre una breve panoramica del neuro-marketing. Dall’effetto priming, al marketing sensoriale, al visual marketing, poco alla volta ci svela tutte quelle piccole strategie che inducono all’acquisto in modo inconsapevole: “comprare senza voler comprare”. Il tuo cervello reagisce a degli input e non sei più cosciente di come spendi i tuoi soldi. Lo “spreco” quindi, nella loro prospettiva, deriva proprio da questa inconsapevolezza nell’acquisto, prendiamo ciò che “non vogliamo” e di cui “non abbiamo bisogno”. L’avvocato conclude il discorso rifacendosi all’articolo 47 della nostra Costituzione, un articolo che è dedicato al risparmio. Ci invita a ritornare alla cultura del risparmio, ma per fare ciò c’è bisogno di maggiore conoscenza e informazione.

2° PARTE DEL CONVEGNO

La seconda parte dal Decano della Facoltà di Scienze della Comuncazione don Mauro Mantovani. Ha aperto la sessione pomeridiana del convegno il Dott. Luca Martinelli, redattore della rivista Altreconomia e autore di Piccola guida al consumo critico dell’acqua e Acqua bene pubblico, non merce, il quale ha voluto scardinare alcuni luoghi comuni che riguardano la privatizzazione dell’acqua. Più precisamente ammette che l’accesso all’acqua potabile e i servizi di depurazione e di fognatura vengono a dipendere dal mercato, ma ciò non significa che la privatizzazione sia l’unica soluzione; come invece ci fanno credere. Dopo alcuni esempi pratici – tutti fallimentari – di relazioni tra i gestori del servizio e le amministrazioni comunali, va al fondo del problema enunciando le due leggi che hanno reso l’acqua una merce. La legge Galli (del 1994) secondo la quale tutti i costi, anche quelli di investimento, devono ricadere sulle tasche dei cittadini sotto forma di tasse. A suo avviso questa legge ha decretato l’inizio della privatizzazione dell’acqua in Italia. È stato il momento in cui lo Stato si è dichiarato “non responsabile” della qualità del servizio. E il Decreto Ronchi (del 1997) per il quale l’unico modo di gestire i servizi è affidare l’appalto ad una società privata. Questo decreto vuole affiancare un “privato” alla gestione del servizio idrico “pubblico” per garantirne qualità ed efficienza. Ma i vari fallimenti avvenuti fino ad oggi hanno dimostrato che le gare di appalto e la presunta regolamentazione della concorrenza che liberalizza il mercato, non funziona. In conclusione, la deresponsabilizzazione dello Stato e la conseguente scelta politica di lasciare gli acquedotti al mercato, e cioè di rendere l’acqua privata (quindi una “merce”), è un’ingiustizia a cui dobbiamo ribellarci.

Il Prof. Zbigniew Lepko, dell’Institute of Ecology and Bioethics (UKSW) di Varsavia, parte dal presupposto che l’uomo è un essere di natura culturale. Solo l’uomo, unico tra tutti i viventi, è dotato di intelligenza ed è capace di progettare il suo futuro, proprio per questo deve essere responsabile delle proprie azioni, non solo per quanto riguarda lui stesso, ma anche nei confronti della natura e degli altri viventi. Nella sua prospettiva l’idea di “sviluppo sostenibile” è stata introdotta per dare una risposta al problema ecologico, nel tentativo di introdurre uno stile di vita armonioso tra uomo e natura. Solo nell’armonia possiamo creare una “civiltà ecologica-umana”. In quanto civiltà pretende che ci sia una pace fra gli uomini; in quanto ecologica pretende che ci sia una pace fra uomo e natura. Solo seguendo questa prospettiva si garantisce la protezione della natura, della società, e persino dell’economia. Questa crisi ecologica nasce proprio da una matrice economica, che poco alla volta ha assoggettato tutte le altre prospettive introducendo un nuovo modello di progresso che ha devastato il pianeta. Lo sviluppo dell’individuo e della civiltà è possibile solo nel rispetto della natura, bisogna pertanto indirizzare il concetto di “sviluppo sostenibile” non solo a livello governativo e a livello locale, ma soprattutto a livello personale. Ogni singolo individuo può svilupparsi in armonia con la natura e nel rispetto delle generazioni future senza per questo ridurre se stesso o le sue potenzialità. 

Il Prof. Salvatore Lorusso, ordinario dell’Università di Bologna al Dipartimento di Beni Culturali, vuole andare oltre quella concezione che vede la cultura come “merce” e non nel suo valore “etico-culturale”. Viene da porsi una domanda: questo paese ha una concentrazione di beni culturali unica al mondo, ma allora perché l’Italia è il paese meno impegnato, soprattutto a livello sociale, alla salvaguardia dell’ambiente e delle opere d’arte? Il professore risponde dicendo che l’attuale crisi internazionale è figlia di una crisi dei valori. Il riferimento etico è sparito in ogni settore, sostituito dal capitale e dal profitto. Pertanto ciò che non fa guadagnare non è sostenuto né economicamente né socialmente. La tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale, in quanto non dà grandi profitti, viene sempre emarginata dai progetti politici-economici-sociali, non ha valore perché non fa guadagnare. La soluzione che propone è quella di riscoprire l’aspetto etico delle opere d’arte. Bisogna cioè ripristinare i valori etici per la difesa non solo della persona, ma anche delle testimonianze culturali e ambientali che costituiscono la storia e l’identità morale nel corso dei secoli. Ci tiene a sottolineare che il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (del 2004), precisa che il patrimonio culturale è costituito non solo dai beni culturali ma anche dai beni paesaggistici, ossia «da tutti gli immobili e le aree che esprimono i valori culturali, storici, estetici, sociali, naturali, morfologici e tecnici del territorio». Nella sua concezione l’arte non è mai solo decorativa o bella, ma ha una vocazione metafisica. Bisogna passare dall’“estetico all’etico”. Ogni opera d’arte ha un valore etico, culturale, storico, sociale, offre conoscenza, non è mai una mera esposizione artistica. Ma nella visione di oggi tutto deve avere un prezzo, anche l’arte. Una delle grandi calamità culturali della nostra epoca è la confusione tra prezzo e valore. Il denaro ha sostituito quel valore metafisico dell’opera d’arte. Solo riscoprendo il senso etico insito in ogni cosa possiamo veramente salvaguardare la cultura e l’ambiente.

A seguire il Dott. Roberto Roggero e il Dott. Oliviero Riggi, entrambi esponenti di Nuova Costruttività, hanno esposto e approfondito il pensiero del salesiano don Demaria. Sono partiti dalla domanda: «La metafisica serve oggi a qualcosa di concreto?». Una domanda che si era posto anche don Demaria, un uomo concreto convinto che il pensare deve sempre avere un risvolto concreto, deve cioè essere orientato alla prassi. La tesi di partenza del dott. Roggero è che la metafisica è sempre necessaria, sta in ogni sistema e in ogni attività umana, e il suo ruolo è preminente. Pertanto, se la metafisica ordina il modo di vivere della comunità, la priorità non deve mai essere quella di cambiare il metodo organizzativo, ma piuttosto cambiare la metafisica di fondo, l’unica che può attuare dei cambiamenti sociali concreti. Cambiare la mentalità delle persone è l’unico modo per ottenere dei veri cambiamenti. Nella sua prospettiva, l’apporto fondamentale di don Demaria è stato quello di fornire una “leva” adeguata per costruire un mondo cristiano. La razionalità cristiana (l’amore per la vita, la comunità, il servizio, l’aiuto reciproco, il perdono, ecc.) ha bisogno di una leva per essere realizzata nel concreto. Tale leva – a suo avviso – è la Metafisica Realistico Integrale proposta da don Demaria. Una scienza universale, fondata sull’ente inteso nella sua dimensione dinamica, che combatta il materialismo dialettico, e che, attraverso l’etica, possa riportare sul piano concreto i principi cristiani nella struttura sociale.

A concludere è l’organizzatore di questo convegno, il Prof. don. Joshtrom Kureethadam, che ha richiamato l’urgenza di riscoprire il nostro pianeta come Creazione, di vivere in armonia con il Creatore, e di essere Custodi del creato.

 

Quello di oggi è stato un convegno interessantissimo, con un ritmo intenso e pieno di prospettive coinvolgenti.  I relatori, seppur partendo da punti di vista differenti, in settori e competenze diverse, con definizioni diverse ma non contrastanti del concetto di “sostenibilità”, convergono tutti in uno scopo comune: salvare il pianeta e con esso tutti i suoi abitanti, uomo compreso. Dobbiamo riscoprire la Terra come “casa”, come “creazione”, dobbiamo ricordarci che viviamo in comunione con il creato e che siamo solo di passaggio, non saremo mai i proprietari del pianeta. Per concludere, a nome della facoltà di Filosofia, ringraziamo tutti coloro che hanno preso parte a questo convegno, dai professori agli studenti e in particolare a don Joshtrom che da molti anni si dedica a queste problematiche e che nel suo recentissimo libro Creation in Crisis: Science, Ethics, Theology dà una sintesi chiara ed esaustiva delle cause storiche, dei principali problemi ecologici, delle conseguenze future e in ultima analisi dei progetti di intervento.

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