Seminario di studio su Maritain, un pensatore per il nostro tempo

Giovedì 6 dicembre 2012, presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione sociale si è tenuto un Seminario di studio dal titolo Jacques Maritain. Un pensatore per il nostro tempo. Il Seminario è stato organizzato all'interno delle lezioni del corso EB0111,Introduzione alla filosofia, dalla FSC in collaborazione con l'Istituto Internazionale Jacques Maritain e con l'Editrice Città Nuova.

L'iniziativa è stata un'occasione per approfondire l'attualità della figura e del pensiero del filosofo francese attraverso la presentazione, con l'autore, dei nuovi volumi di Piero Viotto Il pensiero moderno secondo J. Maritain e Il pensiero contemporaneo secondo J. Maritain. Insieme con il prof. Viotto (Università Cattolica di Milano) sono intervenuti la dott.ssa Claudia Cristoforetti (Facoltà di Filosofia dell'UPS), il prof. Joaquim D'Souza (Facoltà di Filosofia dell'UPS), il prof. Antonio Livi (Pontificia Università Lateranense) e il prof. Roberto Papini (Istituto Internazionale Jacques Maritain). Il prof. Renato Butera(Facoltà di Scienze della Comunicazione sociale dell'UPS) ha presentato alcune sequenze del film di Jean-Yves Fischbach Jacques Maritain. Le philosophe amoreux (Ana Films, Strasbourg 2007) e il prof. Guido Baggio(Facoltà di Filosofia dell'UPS) ha moderato il dibattito tra i relatori e i partecipanti.

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La centralità del valore della persona: Punto di forza della Biopolitica

ROMA, domenica, 9 dicembre 2012 (ZENIT.org).- Già nella prima metà dell'Ottocento, Alexis de Tocqueville individuava nell'inarrestabile sviluppo dell'eguaglianza il motore dell'affermazione della democrazia, e lucidamente prefigurava la contrapposizione tra mondi in conflitto a causa di diverse visioni politico-economiche, tra Est ed Ovest, pianificazione collettivista o capitalismo liberale, sul terreno della proprietà, sul quale si sarebbe giocata la sfida della democrazia stessa. Il destino dei regimi, ed il confronto storico che avrebbe segnato la politica contemporanea, sarebbe stato determinato dunque dalla disputa sulla proprietà molto più che dalla ricerca di architetture per i nuovi assetti istituzionali, liberali o collettivistici che fossero.

Il tempo si è incaricato di dare ragione alla preveggenza di Tocqueville il quale, in una lettera del gennaio del 1835 all'amico Louis de Kergolay, apertamente avvertiva che la politica, se pur deve certamente considerare tutte le posizioni e le soluzioni possibili, non può valutare che tutte le posizioni siano assimilabili e apprezzabili in egual misura, tanto che nel Capitolo settimo del libro secondo della Democrazia in America giunge a sottolineare che, certo, «è nell'essenza stessa dei governi democratici che il dominio della maggioranza sia assoluto, poiché fuori della maggioranza nelle democrazie non vi è nulla che possa resistere», ma occorre esser vigili perché, se è solo la presunzione della superiore saggezza del numero che rende il principio di maggioranza un «impero morale», la democrazia potrebbe covare in sé il rischio terribile di legittimare una effettiva tirannide della maggioranza, e di perdere così la superiorità morale che essa intende vantare verso ogni altro regime.

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